La natura umana

Noto soprattutto per le sculture incentrate sulla figura umana, Willy Verginer ha intrapreso un nuovo percorso, un filone di ricerca che con radicalità indaga la relazione tra uomo, natura e sculturain una giostra dal sapore onirico, ma allo stesso tempo dalla salda personalità visiva e concettuale. Elementi naturali, edifici e alberi che entrano in relazioni inattese eppure radicate in quella comune matrice costituita dall’inscindibile legame con la Terra e con l’essere umano, visivamente omesso, ma segreto protagonista di ogni elemento. Così Willy Verginer viene presentato nell’intervista di Silvia Conta sul nostro Espoarte #85.

willy verginer

Dopo una grande personale al MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone e la sua partecipazione alla IV Biennale Gherdëina di Ortisei, Willy Verginer sarà protagonista della mostra Human Nature presso la Galerie LeRoyer di Montreal (CA) durante la quale verrà presentata anche la sua nuova monografia edita daVanillaedizioni.

Nel volume cartonato sono presenti tutti i suoi ultimi lavori presentati dai testi critici di Valérie Formery, curatrice del Musée Ianchelevici di La Louvière (B) – per la serie Human Nature – e diAlberto Zanchetta, direttore artistico del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, che ci presenta la nuova serie Baumhaus:

Poiché i rami degli alberi germogliano, le case di Verginer potrebbero addirittura fiorire! Nei territori d’alta quota – quelli dell’arte così come quelli alpini in cui vive Verginer – tutto è possibile: è come se l’improbabilità si verificasse regolarmente. Non contento di un’architettura immersa nel verde, l’artista l’ha immaginata “sospesa” in un intenso azzurro… l’azzurro del cielo e dei sogni. Come d’abitudine, l’artista è intervenuto sulle superfici con campiture cerulee, accostando differenti tonalità di acrilico alle essenze del legno (in genere vengono lasciate intonse le parti più “naturali” della scultura mentre sono dipinte quelle più “artificiali”). I cromatismi tematizzano le luci e le ombre, evocando ciò che la scultura non può esprimere in sé e per sé; le luci-ombre amplificano quindi lo spazio e il significato dell’opera, evocando una realtà che si trova al di là della forma data. Prestando attenzione a queste nuove sculture è possibile notare come gli elementi scultorei (le case) entrino in relazione con elementi naturali (ceppi, rami e radici di alberi) che l’artista ha raccolto nei boschi della Val Gardena. Laddove l’autore-artifex non riproduce il naturale, ecco che se ne appropria direttamente; in questo gioco tautologico vanno considerati anche i basamenti in legno delle piccole sculture, i quali stabiliscono un rapporto simbiotico con l’opera che sorreggono. In diverse altre occasioni Verginer ha cercato di ridefinire la struttura e la funzione dei piedistalli, sforzandosi di trovare una diversa relazione con lo spazio, ne è un fulgido esempio Mediei, un’installazione composta da sei elementi appesi al soffitto, sorta di palafitte invertite che assomigliano a delle stalattiti. Allo stesso modo in cui «la nozione di albero precede l’atto di contar le foglie o di districare i rami» [Johann Heinrich Füssli], guardando queste opere non si può pretendere di giungere a una vera conoscenza ma soltanto a un’incerta comprensione. Louis Kan diceva che l’architettura è dovunque ti senti a casa, senso d’appartenenza che ci rammenta la nostra infanzia, quando cioè ci arrampicavamo sugli alberi restando a penzoloni sui rami, arroccati in un posto che fosse il più vicino possibile al cielo, vagheggiando di possedere una Baumhaus. E perché mai dovremmo smettere di sognare proprio ora? Verginer non l’ha fatto.

MONTREAL | Galerie LeRoyer | VOLUME VANILLAEDIZIONI

Willy Vergine

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