“Revolution Bleue e Époque pneumatique” Yves Klein, “Il cielo e la terra sono fusi nell’analogia dell’arte che avvia la sensazione a comporsi nella sfera dell’intelligibile e tende a quell’ultima perfezione in cui il contemplante scorge tutte le cose rispecchiate in se stesso.” Ananda K. Coomaraswamy

Un «Niente che afferma il Tutto Possibile»: questo era per Yves Klein il colore blu. Un blu che «domina, comanda, vive… un Blu-Signore, padrone assoluto della più definitiva tra le frontiere liberate, il blu degli affreschi di Assisi…». Leggendo queste dichiarazioni, espresse nel novembre del 1956, capiamo perché il pittore francese che ha rivoluzionato la scena artistica degli anni Sessanta è passato alla storia per quei monocromi color cielo, divenuti quasi un marchio di fabbrica.

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Nike di Samotracia in blu di Yves klein

Un’esistenza fulminea – è morto giovanissimo come il suo amico Piero Manzoni – oggi ricordata in una grande mostra ospitata dal museo Museo d’Arte di Lugano. Curata da Bruno Corà e Daniel Moquay, l’esposizione – la prima che il Ticino dedica a Klein – non si limita a ripercorrere la veloce, eppure intensa carriera dell’artista prematuramente scomparso, ma allarga l’obbiettivo e intreccia alle sue principali opere quelle della musa e compagna Rotraut Uecker.

Una doppia partitura, dove alla sinfonia modulata da chi sfidò il vuoto, dando una forma all’invisibile, segue la melodia di un’artista meno nota, che con forme di pura sintesi, cercò di esprimere stati d’animo semplici, ma universali. Firmatario del manifesto del Nouveau Réalisme e antesignano del Monocromatismo del secondo dopoguerra, Klein è qui raccontato con un percorso tematico che insegue le tappe della sua ricerca espressiva. Si parte dagli «Anthropométries», tele su cui sono impressi i corpi delle modelle dipinte e dirette dall’artista durante veri e propri happenings. «Pennelli viventi», corpi intrisi di colore che timbrano sulla tela i ritmi suggeriti dal pittore-regista. Si prosegue con le «Peintures de feu» realizzate con il fuoco a contatto diretto con la tela e con i «Reliefs planétaires» tele in rilievo che simulano la superficie terrestre. Si giunge ai «Monochromes», tra cui i celebri «Bleu», per i quali l’artista creò una particolare tonalità di colore che ancora oggi porta il suo nome: IKB (International Klein Blue). Presentati a Milano nel 1957 alla galleria Apollinaire queste tele assunsero fin dall’inizio un rilievo fondamentale per l’artista francese. Non semplici quadri, ma forme di «sensibilità pittorica, energia poetica e libertà impalpabile allo stato concentrato, non contratto» come lui stesso si trovò a definirli. Seguono i «Monogolds» in foglia d’oro, le «Cosmogonies» create esponendo i pigmenti puri all’effetto degli agenti atmosferici, le «Sculptures éponges» e i «Portaits reliefs» che, insieme alle grandi sculture della moglie Rotraut, disegnano il contorno di una vita che come una meteora ha lasciato una scia luminosa nel firmamento dell’Arte.

di Giovanna Canzi

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Flora di Yves Klein

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Mourant di Yves klein

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Yves klein

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